symmetry - dimensions of particle physics Kloe detector Laboratori Nazionali di Fisica Nucleare
 
KLOE
un esperimento in Italia dedicato alla fisica dei mesoni  K

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Studio del mesone scalare f0(980)


In questo lavoro pubblicato su Physics Letters B  634 (2006) 148,  viene studiata una particolare classe di eventi raccolti con il rivelatore KLOE, costituiti ciascuno da 3 particelle prodotte nel punto in cui il pacchetto di elettroni e quello di positroni collidono. Due di queste particelle sono pioni carichi (un pione positivo ed uno negativo) e il terzo è un fotone. La somma delle energie di queste tre particelle è pari all'energia della collisione, 1020 MeV, e la somma vettoriale delle quantità di moto è pari alla quantità di moto della collisione che è prossima a 0, dato che gli elettroni e i positroni hanno la stessa energia, e le collisioni sono in buona approssimazione "frontali".  Lo studio di questo processo consiste nel riconoscere gli eventi interessanti, nel selezionarli e nel determinarne le caratteristiche cinematiche misurando le quantità di moto di ciascuna particella. La variabile cinematica più rilevante in questo caso è la cosiddetta "massa invariante" dei 2 pioni, che si ottiene combinando opportunamente le quantità di moto dei 2 mesoni. Il pregio di questa variabile è di non dipendere dal sistema di riferimento nella quale viene misurata, e di dare dunque informazioni sulle caratteristiche intrinseche del processo.
L'identificazione degli eventi.
I 2 pioni carichi sono rivelati dalla camera a deriva in campo magnetico, dove ciascuno dà luogo ad una sequenza di punti che formano un arco di cerchio passante per il punto di collisione.
La ricostruzione individua i 2 archi di cerchio, ne determina le curvature e, utilizzando la conoscenza del campo magnetico, calcola le quantità di moto. Il fotone invece passa attraverso la camera senza lasciare alcuna sequenza di punti e senza curvare, e viene assorbito nel calorimetro che circonda la camera. Il calorimetro registra l'arrivo e l'assorbimento del fotone, permettendo la sua identificazione e la misura della sua energia. Eventi di questo tipo avvengono in media ogni 20 secondi circa, in normali condizioni di operazione a DAFNE. Bisogna notare che, poichè KLOE raccoglie complessivamente qualche migliaio di eventi al secondo, la selezione di cui stiamo parlando deve essere in grado di individuare un evento interessante, del tipo descritto, tra qualche decina di migliaia di eventi che non debbono essere considerati ai fini di questo studio.

Analisi degli eventi selezionati.
Una volta ottenuto il campione con 2 pioni e un fotone, si cerca di capire quale sia l'origine degli eventi selezionati. A questo punto interviene la teoria, che suggerisce l'esistenza di 4 possibili modalità di produzione e determina, per ciascuna di esse, la distribuzione degli eventi in termini di massa invariante dei 2 pioni. Tali previsioni  consentono di costruire una procedura di ottimizzazione dell'accordo tra teoria e dati sperimentali (denominata procedura di "fit"), che aggiusta i parametri liberi della teoria in modo che la distribuzione sperimentale di massa invariante sia riprodotta al meglio dalla somma delle 4 distribuzioni teoriche attese. Il risultato del fit chiarisce in primo luogo se le previsioni teoriche sono in grado di descrivere correttamente i dati, in secondo luogo fornisce la stima migliore dei parametri dettata dalle osservazioni sperimentali.
Risultati.
Sono stati selezionati circa 700000 eventi. Con i 4 contributi previsti si riesce ad ottenere un buon "fit" dei dati sperimentali, che la teoria è quindi in grado di descrivere correttamente. Lo studio di uno dei 4 contributi rappresenta la motivazione per cui si è condotta quest'analisi, incentrata sulla scoperta delle proprietà del mesone scalare  f0(980). In effetti i 2 pioni possono provenire dal decadimento dell'f0(980), se questo viene prodotto insieme ad un  fotone nella collisione elettrone-positrone e se, dopo aver viaggiato per una distanza impercettibile, "decade" in 2 pioni, cioè si trasforma in 2 pioni carichi, che complessivamente mantengono la sua energia e la sua quantità di moto. Per capire se ciò accade realmente, si usano le proprietà della massa invariante dei 2 pioni. Se i 2 pioni sono effettivamente il prodotto del decadimento dell'f0(980), la loro  massa invariante dovrà essere quella della particella stessa e cioè, dato che la massa invariante non dipende dal sistema di riferimento, dovrà essere pari alla sua massa a riposo. Si dovrà quindi trovare un "eccesso" di eventi per masse invarianti prossime alla massa a riposo di quella particella. In altre parole, la distribuzione delle masse invarianti del sistema π+π- dovrà presentare un "picco" intorno a 980 MeV, che e'  appunto la massa a riposo dell'f0(980).  In effetti  il picco, piuttosto largo, è presente nelle distribuzioni sperimentali ottenute. Va sottolineato che forma e larghezza di tale picco forniscono informazioni di notevole rilievo sulle caratteristiche dell'f0(980). In particolare, ci si aspetta che più è pronunciato il picco e maggiore è l'affinità dell'f0(980) con il mesone φ, e dunque maggiore è la probabilità che l'f0(980) contenga nella sua funzione d'onda il quark s ("strange''), dato che il mesone φ è uno stato formato da soli quark s. Dal confronto con la teoria, si conclude che l'f0(980) ha un alto contenuto di quark s. Si tratta di un indizio molto forte, sebbene da solo non conclusivo, del fatto che l'f0(980) sia uno stato a 4 quark, e non un normale stato quark-antiquark.